Cresce la sostenibilità in azienda

Cresce l’attenzione alla sostenibilità da parte delle aziende italiane che la pongono sempre più al centro anche delle proprie organizzazioni e politiche di gestione del personale e retributive. Questo quanto rileva l’indagine di ODM Consulting, società di consulenza HR di Gi Group. Duecento le aziende coinvolte nell’indagine di ODM Consulting, attraverso interviste a 117 responsabili nella funzione HR (HR Director, HR Manager e ruoli con potere decisionale e di spesa) e 83 imprenditori e amministratori delegati ai quali è stato innanzitutto chiesto quanto è attiva la propria azienda sul fronte della sostenibilità.

Il 64,5% del campione si è dichiarato interessato al tema o in fase iniziale dell’implementazione di politiche o progetti di sostenibilità, mentre il 29% delle imprese è già attivo o ha conseguito una delle due certificazioni più diffuse: ISO 14-001 e B-Corp. Di queste aziende, il 41,4% si trova a Nord Ovest e il 58,6% è una multinazionale e tutte hanno definito al proprio interno chi si occupa della sostenibilità: il 27% ha istituito un ruolo ad hoc, il 32% lo fa ricadere nei compiti della CSR, il 39,7% sui ruoli di governance.

Solo il 6,5% del campione, in gran parte piccole imprese, si dichiara ancora inattivo o non interessato alla tematica e fra queste quasi un quarto la ritiene una moda passeggera.

“Per la stragrande maggioranza del campione la sostenibilità non è affatto una moda – è intervenuto Stefano Porta, Amministratore delegato di ODM Consulting – né si limita all’attenzione all’impatto ambientale. È bensì un concetto olistico, un modo di intendere l’organizzazione in tutti i suoi aspetti, che conduce alla generazione di valore nel tempo sia per l’impresa che per le persone, attraverso un uso più efficiente delle risorse e processi di continuo cambiamento e innovazione. Ecco perché, come società specializzata nella consulenza HR, abbiamo ritenuto fondamentale approfondire quale sia lo stato dell’arte in tema di sostenibilità, approfondendo quali sono le azioni e le best practice che in concreto le aziende italiane già mettono in atto.”

Secondo l’indagine, la dimensione aziendale maggiormente ricollegata alla sostenibilità è l’efficacia e l’efficienza organizzativa (indicata dal 65% degli intervistati), seguita da attenzione ad ambiente e sviluppo dell’economia circolare (55%), equità e gestione della diversità (46%) ed empowerment e sviluppo delle persone (34%).

La principale differenza tra i tre cluster di aziende (non attive, interessate, attive o certificate) sta nella priorità che danno alle azioni identificate come idonee a rendere un’organizzazione sostenibile. Le aziende che non prendono in considerazione la sostenibilità si concentrano prima su cultura e valori aziendali (indicata dal 46,2% del cluster), poi sull’implementazione di nuovi modelli organizzativi “agili” (38,5%) e infine su progetti di riduzione degli sprechi (30,8%). Anche gli altri due cluster di imprese condividono questa classifica, ma la massima priorità è proprio sulla riduzione degli sprechi, con un’attenzione particolare all’aspetto ecologico-ambientale (indicata come prioritaria dal 45% delle aziende interessate al tema sostenibilità e da ben il 46,6% delle imprese già attive).

“È significativo che solo le aziende già attive sul fronte della sostenibilità includano tra le azioni che conducono ad un’organizzazione sostenibile l’implementazione di politiche di Diversity & Inclusion – ha spiegato Rossella Riccò, Senior HR Consultant e Responsabile Area Studi e Ricerche di ODM Consulting – perché indica come tra gli obiettivi primari non ci sia solo quello della riduzione dell’impatto ambientale, ma anche lo sviluppo di un ambiente di lavoro inclusivo, che crei valore proprio a partire dalle diverse caratteristiche delle persone, mettendole nelle condizioni di esprimersi liberamente e in modo sicuro, performando al meglio.”

Sostenibilità e persone all’interno dell’organizzazione

L’attenzione alla gestione delle persone non è un focus esclusivo delle aziende più attive in tema di sostenibilità. Gli aspetti legati all’empowerment dei dipendenti sono ritenuti importanti da tutte le imprese coinvolte nell’indagine, che tra le aree di intervento per rendere il people management più sostenibile indicano come massimamente importante l’aumento di trasparenza e meritocrazia (41%), l’applicazione di modelli organizzativi flessibili e orientati a autonomia e responsabilità (38%) e di modelli di miglioramento continuo (37,5%), l’allineamento dei comportamenti individuali ai valori aziendali (33%), porre il focus dell’attenzione sulle persone invece che sui ruoli (33%), così come il ripensamento del mix di leve di ricompensa, dal compensation mix fino al sistema di welfare e wellbeing (29%)

“La creazione di valore per l’organizzazione passa attraverso la rigenerazione delle risorse, a cominciare dalle persone – ha concluso Stefano Porta, AD di ODM Consulting – La grande differenza tra le aziende che ancora non si interessano alla sostenibilità e quelle invece più attive è che le prime si concentrano sull’implementazione di sistemi meritocratici che privilegiano le skill hard, mentre le seconde danno un maggior peso al potenziale delle persone e, per questo, pongono il proprio focus sullo sviluppo delle soft skill (al pari delle competenze hard) e sul wellbeing”