Food, crescono le richieste di figure in ambito IT e R&S

di Stefania Nigretti

Nel settore food sono in forte crescita le richieste di ruoli legati a innovazione e digitale (82%), ingegnerizzazione (88%), ricerca e sviluppo (60%), salute/sicurezza/ambiente (60%) e marketing (48%). Questo è quanto emerge da una ricerca presentata da Gi Group, in collaborazione con ODM Consulting, sull’evoluzione delle professioni nella filiera dei beni di largo consumo connotati da alta rotazione a scaffale, che coinvolge circa 6.399 imprese e 231.390 addetti, in special modo nel settore food & beverage, il cui export ha un valore di 37,8 miliardi.

A fronte dell’automazione o dell’esternalizzazione delle attività, vedranno invece un calo della loro importanza ruoli di operaio generico, data entry, operatore informatico, plant controller, coordinatore inbound o outbound, responsabile logistico e magazziniere.

“L’industria FMCG (fast-moving consumer goods) è una delle poche a essere stata in grado di rimanere stabile se non addirittura a crescere durante questo periodo di crisi”, afferma Giorgio Alberti, responsabile di Gi Group, che precisa: “Se da una parte vi sono state una iniziale difficoltà nelle filiere di approvvigionamento e una drastica riduzione dei consumi fuori casa, dall’altra l’aumento esponenziale dell’interesse da parte dei consumatori per le consegne e gli acquisti online ha controbilanciato la situazione e al contempo ha fatto emergere la necessità di sviluppare e inserire nuove competenze e professionalità in azienda. Dal momento che le tendenze evolutive già in atto in questi ultimi anni hanno subìto un’accelerazione negli ultimi mesi, riteniamo cruciale assicurare up-skilling e re-skilling di tutto il personale del settore, rafforzando le capacità tecniche e digitali”.

Le cinque aree di forte cambiamento evidenziate nello studio sono: evoluzione tecnologica, organizzativa, del mercato, socioculturale e normativa. Per quanto concerne le prime due aree, Rossella Riccò, responsabile di ODM Consulting, sottolinea che “l’automazione e la digitalizzazione, già forti nelle multinazionali, caratterizzeranno anche le PMI; inoltre, vi sarà un aumento del ricorso a piattaforme e-commerce e retail e a big data analytics. Allo stesso tempo, vi sarà un’evoluzione organizzativa, ovvero una diffusione dell’open innovation, un passaggio da strutture verticali a strutture snelle”.

Per quanto concerne il mercato, si opera in un contesto VUCA (ovvero caratterizzato da volatilità, incertezza, complessità e ambiguità), in cui cresce la necessità di diversificare i prodotti e diventano fondamentali alleanze, acquisizioni e fusioni.

L’evoluzione socioculturale comporta nuovi stili di vita, esercitando un notevole impatto sul settore F&B con trend di consumo sensibili al tema della sostenibilità ambientale, alla promozione di prodotti a km 0, biologici, che non suscitino intolleranze. Un altro filone tematico è l’italianità, sinonimo di qualità e di artigianalità, che diventa un valore e guida le scelte di acquisto. C’è poi il “millennial effect”, caratterizzato dalla ricerca di personalizzazione del prodotto, esperienza, velocità, minore fedeltà al brand, influenza dei social media.

In ultimo, tra le aree che subiscono un forte cambiamento vi è la densità delle normative erogate negli ultimi anni, che comporta supporto e interpretazione. Al contempo, cresce l’attenzione verso misure che prevedono sgravi fiscali e incentivano l’industria 4.0 e lo sviluppo di una strategia per la tutela dei brevetti.