Recruitment: non si trovano le giuste competenze

Prima della crisi economica, oltre il 25% delle figure professionali risultavano difficili da reperire da parte delle imprese italiane. La ricerca internazionale di ManpowerGroup sul Talent Shortage ha messo in luce, infatti, come la mancanza di talenti sia duplicata nel corso dell’ultimo decennio e che i datori di lavoro italiani non riescono a trovare lavoratori con le giuste competenze. In tale scenario, secondo le stime OCSE, la crisi Covid-19 potrebbe inoltre causare una perdita di posti di lavoro compresa tra 1 milione e 200 mila e 1 milione e 400 mila.

Recentemente EY, Pearson e ManpowerGroup hanno presentato i risultati dello studio “Professioni 2030: il futuro delle competenze in Italia” e danno vita a un  Osservatorio permanente sul mercato del lavoro. Il nuovo organismo sarà in grado di supportare stakeholder pubblici e privati nella definizione di politiche occupazionali e formative, modulate in base allo sviluppo delle esigenze dei mercati e delle imprese nei prossimi dieci anni.

I risultati dello Studio di EY, Pearson e ManpowerGroup evidenziano come la transizione tecnologica e la crisi in atto avranno un ruolo chiave nel definire il futuro dell’occupazione, soprattutto come acceleratori dei processi di obsolescenza di competenze, mansioni e professioni. I processi di digitalizzazione e iperconnessione richiederanno profili di competenze compositi, in grado di gestire la complessità tecnica, tecnologica, organizzativa e gestionale. In tale contesto, sarà essenziale tanto l’up- e reskilling dei lavoratori, quanto la formazione di skills adeguate nei giovani che fanno per la prima volta il loro ingresso sul mercato del lavoro.
Donato Ferri, Mediterranean Consulting and People Advisory Services Leader di EY dichiara “Da questo studio emerge in maniera chiara come la crisi Covid avrà un ruolo chiave nel definire il futuro del lavoro e delle competenze. In questi mesi abbiamo assistito ad un grande fenomeno sociale di sopravvivenza e adattamento che genererà sul mercato del lavoro modifiche permanenti: avremo profili più ibridi, con competenze tecniche (57% delle professioni in crescita sono legate alla tecnologia) e con una crescita di competenze sociali e relazioni, di ascolto, di comprensione; avremo soprattutto più del 50% di nuove professioni che nasceranno con set di competenze che seguiranno dinamiche che si possono anticipare per arrivare preparati. Abbiamo quindi più chiare quali sono le competenze fondamentali e quale sarà la domanda e l’offerta di professioni per settori e per territori. L’Osservatorio permanente istituito insieme a Manpower e Pearson ci permetterà soprattutto di continuare a leggere queste domande nei prossimi anni. Il grande valore di questa ricerca, infatti, sta proprio nell’integrare  dati diversi e nell’utilizzare l’intelligenza artificiale per governare una complessità crescente su cui le aziende e gli attori dell’educazione e della formazione dovranno basare i propri scenari decisionali per il futuro”.

Mario Mariani, Amministratore delegato Pearson Italia e Europe, ha dichiarato: “Come sappiamo, l’ingresso dei giovani sul mercato del lavoro è da anni molto difficile; la pandemia in corso – con la perdita di posti di lavoro che ha generato – lo ha reso ancora più complicato. In quanto società education ci poniamo l’obiettivo di aiutare studenti e giovani a formare le competenze necessarie per entrare con successo in un mondo del lavoro che si trasforma incessantemente. Per offrire una formazione sempre al passo coi tempi è indispensabile oggi poter guardare in prospettiva ai cambiamenti dei prossimi anni: per questo abbiamo voluto realizzare con EY e ManPowerGroup questo importante studio predittivo, che darà vita a un osservatorio permanente sul mondo delle professioni e delle competenze ad esse correlate. In questo modo crediamo inoltre di poter offrire uno strumento importante ai policy maker e chi ha il compito di realizzare le politiche formative e del lavoro”.

Riccardo Barberis, Amministratore delegato ManpowerGroup in Italia ha dichiarato: “La pandemia che stiamo affrontando ormai da un anno ci ha posto davanti ad una crisi economica e sociale senza precedenti, che ha trasformato per sempre anche le dinamiche occupazionali. Oggi, se vogliamo far crescere imprese e occupazione nel lungo periodo, dobbiamo saper anticipare i trend futuri delle professioni e competenze più richieste e dobbiamo saper rispondere ai bisogni delle imprese che nell’arco dei prossimi 10 anni, con l’accelerazione della digital transformation, vedranno radicalmente trasformati i propri modelli di business. L’Osservatorio permanente sul mercato del lavoro costituito da ManpowerGroup insieme a EY e Pearson vuole dunque offrire una risposta concreta e contribuire ad aiutare attori pubblici e privati nella definizione di misure occupazionali e formative che possano rispondere ai bisogni di aree specifiche del Paese, di singoli settori e segmenti della popolazione”.

TREND OCCUPAZIONALI NAZIONALI FINO AL 2030

A livello nazionale le previsioni occupazionali identificate dai modelli predittivi indicano che l’80% delle professioni presenti in Italia muterà quantitativamente nel prossimo decennio. Il modello prevede, innanzitutto, che più di un terzo della forza lavoro attuale svolge professioni che cresceranno nei prossimi dieci anni (circa il 36%), mentre tutte le altre rimarranno stabili (20%), o decresceranno (44%). Solo la metà delle professioni in crescita, tuttavia, saranno legate a vario titolo alla tecnologia: aumenteranno anche professioni legate alla cultura, alla comunicazione, ai servizi di cura (di carattere sanitario e non), all’insegnamento e alla formazione.

SETTORI PRODUTTIVI E TREND OCCUPAZIONALI AL 2030
Aumenteranno anche le professioni legate alla cultura, alla comunicazione, ai servizi di cura (di carattere sanitario e non), all’insegnamento e alla formazione.
I dati mostrano che i trend di crescita dell’occupazione si concentrano nel settore terziario dei servizi alle imprese e alle persone. Al contrario, i trend più negativi si concentrano nei settori dell’industria e dell’agricoltura.