Smart working antidoto contro la cassa integrazione

 

Dai dati pubblicati dalla Banca d’Italia emerge che i dipendenti che erano in smart working in questi mesi di pandemia hanno goduto di una retribuzione più alta del 6 per cento rispetto a chi non lo era. Il lavoro agile è anche un antidoto contro la cassa integrazione che difende lo stipendio perché garantisce maggiori ore lavorate e limita il rischio di perdita del posto. Il motivo è il prolungamento dell’orario di lavoro. Rispetto a chi non è in smart working, a parità di condizioni, in media i dipendenti che hanno usufruito del lavoro agile hanno lavorato più ore (6 per cento, in media due alla settimana).
Bankitalia precisa inoltre che esiste un piccolo abuso di terminologia quando premette che userà “come sinonimi le espressioni lavoro da remoto, lavoro agile, e smart working”.
Con lo “smart working da pandemia”, insomma, la possibilità di esser messi in cassa integrazione è diminuita di circa 10 punti percentuali, e la probabilità di cercare un altro lavoro di 2,3 punti percentuali o quella, percepita, di perdere il lavoro attuale entro 6 mesi di 3 punti percentuali. Insomma, il lavoro agile ha dato per i ricercatori “benefici sia privati (ad esempio, una minore probabilità percepita di perdere il lavoro), sia, probabilmente, collettivi” visto che meno cassa integrazione significa minor costo per le finanze pubbliche.
Restano sullo sfondo degli studi di Bankitalia le tematiche sulla “qualità” dello smart working, della fatica di conciliarlo con il resto della vita, della sua qualificazione effettivamente come passo avanti per rendere migliore la prestazione e la vita dei dipendenti piuttosto che un semplice trasferimento del computer dal desk dell’ufficio al tavolo del soggiorno.
Il lavoro da remoto dunque  funziona. 95 lavoratori su 100 lo vorrebbero anche dopo l’emergenza Covid a patto di tornare qualche giorno in ufficio durante la settimana. Da rivedere tempi e strumenti e richiesta di maggiore tutela sindacale. Il sondaggio su tremila lavoratori