Crescono le retribuzioni nel settore food

Nel 2019 sono cresciute le retribuzioni dei quadri e manager italiani nei settori che compongono la filiera food: i dirigenti percepiscono mediamente uno stipendio di 104.976 euro lordi annui, mentre i quadri 57.744 euro, in entrambi i casi sopra la media nazionale. Questi alcuni dati di un’indagine, realizzata da Badenoch & Clark, azienda specializzata nel recruiting di figure manageriali ed executive, in collaborazione con JobPricing. Si tratta di un survey, su oltre 450.000 osservazioni, che raccoglie informazioni sulla retribuzione lorda annua, quota variabile e dati per settore.

Dall’indagine emerge inoltre che i dirigenti del settore agricolo guadagnano circa in media 12.700 € in meno rispetto ai dirigenti del settore alimentare in generale (8.200 € se si parla dei quadri). Tuttavia, le retribuzioni dei dirigenti del settore agricolo sono in crescita, tra i quadri. Inoltre, un settore con trend positivo è il commercio/grande distribuzione. Col segno positivo rispetto alle retribuzioni medie anche i dirigenti nel comparto Ho.Re.Ca che però mostra il segno meno rispetto alla media se si considerano le retribuzioni di quadri e impiegati (addirittura -12,6%). Se si guarda ai trend a cinque anni, invece, si nota che la dinamica retributiva dei settori della filiera del food è stata al ribasso, nonostante la buona performance dell’ultimo anno. In alcuni casi le retribuzioni nel settore alimentare aumentano più della media nazionale e dell’inflazione e nonostante un trend nazionale molto contenuto (+0,3%). Tuttavia, con una retribuzione lorda annua media di 29.352 €, i settori della produzione alimentare e commerciale si posizionano leggermente al di sotto della media nazionale (rispettivamente € 29.240 e € 28.908).

Il survey di Badenoch & Clark, inoltre, evidenzia l’incidenza della retribuzione variabile sullo stipendio totale: oltre il 50% dei dipendenti della filiera food percepisce una qualche forma di retribuzione variabile. Il settore industriale prevede non solo una quota di percettori ben più elevata rispetto agli altri settori (oltre tre manager su quattro hanno percepito una retribuzone variabile), ma anche la quota percepita è la più consistente (in media € 18.643 per i dirigenti e € 7.000 € per i quadri). Quote ben più contenute si rilevano nel settore agricolo e Ho.Re.Ca., dove anche la quota di percettori è piuttosto bassa, sotto la media nazionale.

La filiera dell’agroalimentare, dunque, è un pilastro dell’economia nazionale: il 2018 ha mostrato segnali positivi nell’industria alimentare, con crescita del PIL a prezzi di mercato (+3,3%), export (oltre 35 miliardi di €) e occupazione (+3,1%), indicatori con previsione di crescita anche per i primi mesi del 2019. Unica eccezione riguarda il calo dell’export nel settore agricolo (-4,9%), che continua anche nel primo semestre 2019. 

La composizione occupazionale nella “filiera del cibo”, stabile negli ultimi anni, è caratterizzata da un maggior numero di occupati uomini nei settori primario e secondario. La struttura occupazionale risulta nel complesso giovane: in tutti i settori oltre il 60% dei lavoratori ha meno di 45 anni. I dirigenti, che nel mercato rappresentano l’1,3% della popolazione media di un’azienda, sono in linea con questa quota nel settore commerciale e nell’industria alimentare (1,1% in entrambi i casi). 


Nel 2019 sono cresciute le retribuzioni dell’export manager e dell’e-commerce manager

Il mercato alimentare e in particolare la filiera food in Italia ha registrato una crescita costante anno per anno, con numeri estremamente interessanti: circa +30% dal 2013”. Lo sottolinea Davide Boati, executive director di Hunters Group, società di head hunting. “Le figure che hanno avuto un aumento economico maggiore nel 2019 sono due: l’export manager e l’e-commerce manager. Riguardo il primo, il made in Italy ha avuto un impatto sempre maggiore, negli ultimi anni anche in mercati dove fino a pochi anni fa era impensabile. Questa figura deve avere contatti con l’estero quotidiani, una pianificazione puntuale e spesso ha una squadra a riporto. A livello economico, questo ruolo prevede retribuzioni annue lorde sino a 80/90mila euro, ma con possibilità di andare anche oltre se il mercato controllato è mondiale e non continentale. In riferimento all’e-commerce manager invece va sottolineato quanto l’impatto digitale stia trasformando le aziende e, in particolare, il mondo food. Una figura di questo tipo fino a qualche anno fa aveva una retribuzione annua lorda di 55mila euro lordi annui, ma oggi è in costante aumento soprattutto se con esperienza in settori analoghi. Rimangono invariate, invece, le retribuzioni legate all’apparato puramente produttivo. Le previsioni ad oggi danno il mondo food in continuo fermento ed evoluzione”, aggiunge Davide Boati.

Il focus oggi, in tempi di emergenza coronavirus, è molto spostato sulla catena produttiva e logistica, invece nel 2019, oltre all’export e all’e-commerce, sono stati rilevanti anche il social media marketing e la continua spinta su modello retail di insegna per categorie, una volta caratterizzate da negozi indipendenti.

In tempi di emergenza coronavirus quasi tutte le categorie alimentari stanno vedendo una fortissima crescita delle vendite, in particolare se distribuiscono sul canale retail/gdo o sul canale e-commerce”, osserva Francesco Rossi, senior partner di Praxi, società di consulenza organizzativa. ”Ovviamente le categorie molto legate al mondo HoReCa o a mense/comunità si sono invece quasi tutte completamente fermate, unica eccezione alcune attività di ristorazione/erogazione che stanno riconvertendo su un altro canale in fortissima crescita che è quello delle consegne a domicilio. Questi incrementi di volumi determinano una crescita, ovvero più ricerche di personale e retribuzioni in aumento, delle famiglie professionali più necessarie all’operatività per aiutare a gestire il picco: produzione/operations, supply chain, logistica, distribuzione, retail. Un impatto si ha anche a monte e a valle: i produttori di macchinari lavorano oggi solo per l’assistenza ma prevedono di ripartire non appena finisce la crisi. La grande distribuzione è in situazione di emergenza perché hanno carichi del tutto diversi dal solito e forti pressioni su online e punti vendita. Le retribuzioni in generale sono quindi in crescita, dunque, per l’aumento della domanda. In ogni caso, tutta la filiera alimentare è tra le più attive in questo periodo, anche in fase di ricerca del personale. In generale ha un’ottima attrattività, resta un settore primario in cui si fa molta ricerca, innovazione, cultura manageriale di prodotto e di processo, ed è anticiclico: funziona anche in periodi di crisi”, conclude Francesco Rossi.

Anche il direttore marketing nella filiera food è un profilo che si sta valorizzando, sotto l’aspettio retributivo, in tempo di coronavirus. Più che lavorare sulle classiche leve del marketing, è importante in questo momento mettere in rilievo l’interpretazione dei dati provenienti dal web, attraverso tools di analisi e ascolto della rete per individuare trend, capacità di creare contest interattivi, campagne virali per stimolare l’interesse e la partecipazione dei clienti.

Fare previsioni per il 2020 è oggi molto difficile, “osserva Gianluca Gioia, managing partner di Mcs, società di ricerca e selezione del personale, in particolare middle management. Parlando invece del 2019, di certo il settore food ha espresso un buon vigore in generale, crescendo in valore assoluto quasi del 3% ed evidenziando una buona tenuta, nonostante l’imposizione dei dazi dagli Stati Uniti”.